Sono un convertito


Lo ammetto. Sono un convertito.

E’ iniziato tutto come un’evoluzione del mio amore per il passato. Vivo in un mondo prettamente tecnologico, nella vita faccio l’informatico, ed è stato sempre un mio modo di bilanciare le cose quello di utilizzare oggetti legati al passato. Scrivo con una stilografica, prendo appunti soprattutto su quaderni neri pergamenati, giro con una moleskine, mi rullo le sigarette da solo e tengo il tabacco in una borsetta in pelle.
E nello stesso tempo, ho due iPhone, un iPad, adoro la fantascienza, sono iperconnesso e penso che internet abbia avuto un impatto sulla civiltà pari a quello del Rinascimento.
La mia macchina fotografica di prima scelta è una Nikon D7000, acquistata credo dieci minuti dopo che era stata commercializzata, caricata con una scheda Eye-fi e con un modulo gps.
Eppure mi sono sentito incredibilmente attratto dai modelli Fujifilm vintage come la X10, la X100 e la X-Pro1, e ho acquistato proprio una X10per provare il gusto di tenere in mano qualcosa che richiamasse la fotografia degli anni ’70.
Credo che il mio processo di conversione sia iniziato a quel punto.

E’ iniziato quando ho visto su uno scaffale di un negozio una piccola, vecchia, perfettamente funzionante e bellissima Nikon FE2. L’ho adorata fin da subito, e da lì ho cominciato a pensare sempre più spesso alla cara, vecchia pellicola.

Nikon FE2

 

Amarcord

Ho iniziato a scattare con la pellicola, e non mi vergogno di dire che ero negato a dir poco. A differenza di altri fotografi, sicuramente più grandi di me, che hanno quel qualcosa in più dalla nascita, io ho dovuto imparare a vedere, e sinceramente penso di avere ancora una lunga strada da fare. Ma quando scattavo all’epoca, alla fine degli anni ‘90, con la mia Nikon F60 prima, la Nikon F90X poi, e la Nikon F4 alla fine, non avevo la minima idea di cosa stessi facendo. Il concetto dei terzi, di equilibrio, di contrasto, la meccanica dietro i tempi di scatto e i diaframmi, il perché le pellicole avessero tanti ISO diversi, non solo erano a me sconosciuti, erano proprio turco.
Mettevo su Program e scattavo, praticamente utilizzando la mia reflex come una compatta costosissima.
E la cosa forse più grave era che le mie orribili foto mi sembravano anche belle. Be’, non esageriamo, diciamo ben eseguite. In realtà, vedendole ora, posso solo dire che erano ben esposte. Dopotutto scattavo in Program. Per il resto la composizione era inesistente, la messa a fuoco men che passabile, il micromosso regnava sovrano e credo che il povero matrix abbia fatto miracoli per salvare la pellicola dalla mia incosciente e impareggiabile incapacità di prendere in considerazione la posizione del sole rispetto al soggetto.

Aver scattato in digitale mi ha sicuramente aiutato ad imparare a scattare. La possibilità di vedere all’istante l’istogramma del risultato mi ha guidato durante la mia esplorazione del modo manuale, e quando, qualche anno fa, la passione per la fotografia è rinata in me dopo circa un decennio di latitanza, mi ha permesso progressi che, forse, al tempo dell’analogico non sarebbero stati possibili senza un maestro, e senza tanto tempo a disposizione.

Back to the present

Dopo mesi che ci riflettevo, ho sentito il bisogno, per maturare come fotografo, di tornare alla pellicola. Può sembrare strano dire questo nel 2013, ma sentivo che mi mancava qualcosa. E non volevo tornare alla pellicola mediata dall’ipertecnologia fotografica degli anni ‘90, volevo un’esperienza nuda e cruda, quasi violenta, di ritorno all’artigianato fotografico. Io, la cellula dell’esposimetro, diaframma e tempi. Nient’altro.
Ed alla fine ho acquistato la Nikon FE2 di cui vi raccontavo.
Il primo ostacolo è stata la pellicola stessa. Una volta la scelta era praticamente infinita. C’erano nomi altisonanti e sapevi che se andavi su quelli non potevi sbagliare. Oggi la Kodak non è più la Kodak, la Fuji fa poche qualità di pellicola, la Ilford sembra confinata al bianco e nero, o almeno io non sono riuscito a trovare altro. La Kodachrome l’ha finita quell’ingordo di McCurry, per cui la scelta, giusto per non sbagliare, è finita sulla Kodak Super Color 200.
Tornato a casa ho cercato qualche recensione su internet a proposito di questa pellicola, e mi sono fatto l’idea di aver sbagliato, giusto per non sbagliare.

La Kodachrome!

Vecchie sensazioni

Lo scatto di una fotocamera meccanica è diverso. Non so spiegarvelo a parole, ma è diverso. E’ un qualcosa di vero, genuino. Attraverso le vibrazioni sentite tutte le molle, le leve, le ruote dentate girare ed azionare specchio, tendine, e tutto il resto.
Il semplice gesto di tirare la leva di avanzamento della pellicola da soddisfazione.
Una pellicola, per quanto oggi siano economiche, soprattutto le commerciali come la Kodak Super Color, vi da comunque una autonomia di poche pose, 24 o 36, e quindi ogni singola foto diventa come un buon piatto preparato con calma, pensando ad ogni ingrediente, ad ogni piccola variazione. Non ci sono display da guardare,menù da navigare, opzioni da scegliere, aggiustamenti da eseguire, o la possibilità di adattare lo strumento alle condizioni di luce, alzando o abbasando gli ISO, ad esempio; siete voi, la pellicola con l’ISO con cui è uscita di fabbrica, la lancetta di un esposimetro dentro al mirino, la ghiera dei diaframmi sull’obiettivo e quella dei tempi sul corpo macchina. Nient’altro. La messa a fuoco è manuale, niente multi zona a croce, a rilevamento di contrasto, o inseguimento.

Siete voi che fate la foto.

E dopo averla fatta, non potete neanche vedere come è venuta, dovete aspettare lo sviluppo. E non crederete mai quanto tempo ci voglia a scattare 24 foto quando siete con la pellicola.

La fotografia perde quell’aria di ansia, di mordi e fuggi, di sparo a raffica che la caratterizza oggi in questo mondo digitale e torna un qualcosa di lento, ragionato, di vissuto. Come direbbe una persona di mia conoscenza, torna la regia.

E’ un’esperienza che consiglio a chiunque sia appassionato di fotografia e sappia scattare in manuale. Ora, quando voglio godermi le mie passeggiate fotografiche,m esco più con le mie macchine a pellicola (il plurale è voluto, vi racconterò poi) che con la digitale. Con pochi soldi si possono comprare ottimi corpi macchina accoppiati ai gloriosi obiettivi di una volta. La mia FE2 con il suo Nikon Series E 50mm F 1.8 è costata 150 euro, ed un Nikon 24mm Serie E f 2.8 è costato altri 50 euro scarsi. E sono bellissimi obiettivi.

E voi? Avete anche voi avuto un ritorno alla pellicola nel corso dell’ultimo periodo? Ci avete provato? Siete incuriositi? Fatemi sapere!

Annunci