Bello Scatto (?)


David DuChemin (http://davidduchemin.com) nel suo articolo “Nice Capture?” da voce ad un disagio credo diffuso un po’ tra tutti i fotografi.

Principalmente, come egli stesso dice, esterna alcuni pensieri su alcune frasi fatte che sentiamo (o leggiamo) spesso nei (troppo rari) commenti alle nostre foto.

“Nice capture,” says nothing about what you felt when you experienced a photograph. It says nothing about art. It says nothing, really, more than, “Good job.”

“Bello scatto” non dice nulla di cosa hai provato mentre osservi una fotografia. Non dice niente riguardo l’arte. A dir la verità, non dice niente di più di quanto dica un “Bel lavoro”

– David DuChemin

Non posso che essere d’accordo. Certo, sentirsi dire “Bello scatto” fa sempre piacere, ma è veramente questo che cerchiamo quando pubblichiamo le nostre foto? Non sarebbe meglio un “Bello scatto, ma peccato per quell’ombrellone che distoglie l’attenzione dall’alieno nudo sullo spiaggia?”. Anche perché, se mi è permesso dirlo, tendo ad associare il tempo speso nel compilare un commento a quello speso guardando una foto: se passo 10 minuti a guardare una foto di solito il commento è articolato, dettagliato, o comunque degno di essere letto. Se ho semplicemente cliccato mi piace (tempo impiegato 5 secondi) significa che ho guardato la foto per 10 secondi al massimo.

In this language, …, there’s something missing: creation. Photographs are made, they are not captured.

Parlando così, …, c’è qualcosa che manca: la creazione. Le fotografie sono fatte, non scattate.

– David DuChemin

Anche questo è più che condivisibile: “Bello Scatto”… cioè, ti trovavi a passare da quelle parti, per pure fortuna hai trovato, guarda un po’, la giusta lucela giusta inquadratura, avevi per caso il giusto obiettivo… hai premuto il pulsante di scatto ed ecco qua la tua foto. Denigrante. Per scattare L’Infinito, per trovare il giusto scatto, con la giusta luce, le giuste nubi, la giusta stagione dell’anno, e quel che volete, ho impiegato 2 anni di scatti. E forse domani potrei farne una ancora migliore. Bello scatto… insomma, tutta fortuna, no?

What if we used that photograph as a starting place for a discussion about what the photographer was pointing at, instead of the prevalent, “If this was my photograph, I’d have done…”

Perché non utilizziamo quella fotografia per intavolare una discussione su cosa il fotografo voleva comunicare, invece di dire il solito “Se fosse stata una mia fotografia, io avrei…”

– David DuChemin

Questo sarebbe bellissimo. Purtroppo, e parlo da commentatore, troppo spesso anche a me esce il classico consiglio non richiesto.

Commentatore: “Se fosse stata una mia foto, io avrei cercato di non inquadrare quell’ombrellone che distoglie l’attenzione dall’alieno nudo sulla spiaggia
Fotografo: “Ma zitto va, quel maledetto esibizionista mi ha rovinato tutte le mie splendide foto di quell’ombrellone”

Questo mi porta dritto dritto alla terza osservazione di David, che si lamenta appunto di chi identifica in alcuni particolari delle nostre foto degli elementi di disturbo”:

It’s valid to ask “does the photographer want me looking at X or Y in this frame, because that’s where my eye gets pulled.” To skip that and go straight to, “that’s a distraction,” skips the important step of asking what the photographer’s saying and goes straight to assuming he should have done it the way we’d done it

E’ giusto chiedere “Ma il fotografo forse vuole che guardi X o Y, dato che è là che il mio occhio continua a cadere?”. Saltare questa domanda ed andare direttamente al “Questo è un elemento di disturbo” ignora l’importante passo di chiedersi cosa il fotografo stia dicendo e si assume che avrebbe dovuto fare come avremmo fatto noi

– David DuChemin

Ottima osservazione. Certo, il paesaggio sarebbe splendido, ma io voglio documentare quella maledetta lattina di bevanda gassata nera e dolce abbandonata dal solito maleducato che tu dici ti distrae. Pensa, da fastidio a te in foto, immagina a me che ero là

Il quarto ed ultimo pensiero di David voglio condividerlo nella sua interezza:

I think we’d all make better photographs if we stopped talking so much about them, and asking others what they think about them, and go made more photographs. Unless of course it’s not photographs we’re interested in but the praise of others. Sometimes a photograph is a means to say, “Look at this!” and other times a means to say, “Look at me!”  I’ve got too many of the latter and not enough of the former. The ones made for the latter will always be forgettable.

Credo che tutti faremmo foto più belle se smettessimo di parlare così tanto di queste, e cominciassimo a chiedere agli altri cosa ne pensano e poi uscissimo a scattarne di nuove. A meno che, logicamente, noi non si sia il tipo di fotografo interessato agli applausi degli altri. A volte una fotografia è un modo per dire “guarda questo!”, altre volte per dire “guarda me!”. Ci sono troppe foto del secondo tipo e troppe poche del primo. Quelle fatte per il secondo motivo sono sempre dimenticabili.

– David DuChemin

Verissimo. Facebook è strapieno di miliardi di foto pubblicate solo per far vedere quanto si è bravi. Bravi a far cosa? A volte nemmeno a scattare foto. A volte a far vedere quanto si è bravi ad utilizzare Photoshop – e già sarebbe forse qualcosa. Più spesso per far vedere quanto si è bravi ad utilizzare un qualsiasi software che richiede la semplice pressione di un pulsante per far miracoli (qualcuno ha detto Instagram, vi ho sentito). Milioni di foto, una piazza che potrebbe essere pazzesca, strapiena di commenti estremamente costruttivi tipo “wow!”, oppure “bellissima!”, o peggio ancora “Per favore, clicca mi piace sulla mia pagina… E’ per salvare una bimba nata con 8 nasi!”. Domande profonde tipo “ma quanti megapixel sono?” (cretino, facebook l’ha ridimensionata comunque) oppure  “Eh, si vede che hai una reflex” (questa l’ho fatta con l’IPhone, ma sì, ho una reflex).

Fortunatamente esistono i forum dedicati (tipo maxartis) dove si possono avere dei commenti costruttivi, a volte duri, altre volte anche piacevoli, ma che purtroppo non possono dare la visibilità di un social network.

Ciò che vorrebbe David è che tante, troppe persone imparassero non a guardare le fotografie, bensì a leggerle. Ed in questo mondo di superficialità, vorrebbe che la gente pensasse.

Purtroppo, il 90% del nostro potenziale pubblico, se messo davanti ad un Cartier-Bressonreagirebbe dicendo “ma che cavolo, è tutta mossa! e poi questo effetto tipo sabbia (la grana…), con che programma l’ha fatto? io comunque il colore ce lo lasciavo, non la facevo mica in bianco e nero. No-no, si vede che questo è negato in fotografia!“.

Forse ho esagerato… forse no… voi che ne pensate?

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