E tutto ad un tratto serve il VR


Ricordo che spesso alcuni canonisti e nikonisti si lamentavano dell’assenza del VR sullo zoom standard professionale, ovvero quella lente con escursione che va dal 24-28 al 70-85, con diaframma 2.8 fisso.
Le motivazioni che venivano fornite a chi domandasse come mai per tale lente non fosse previsto il dispostivo di riduzione delle vibrazioni erano delle più varie, e andavano da “è un obiettivo per persone esperte, a quelle focali non serve il VR, se sei un esperto sai come tenere la macchina fotografica ferma” al “il particolare schema ottico del 24-70 f/2.8 rende impossibile coniugare un motore VR con delle dimensioni accettabili”.

Qualsiasi fosse la reale motivazione per cui Canon e Nikon, in tanti anni di disponibilità di obiettivi VR, non avessero mai fatto uscire un obiettivo che ne fosse dotato (in quell’arco di focale e apertura), due anni fa Tamron ha dimostrato come fosse invece non solo possibile, ma commercialmente azzeccato progettarne uno. Il Tamron 24-70 f/2.8 Di VC USD  oltre ad essersi dimostrato un’ottima lente nella sua fascia di prezzo, è anche spesso consigliato da molti amatori rispetto ai più resistenti zoom delle case madri. Dopotutto, se non si palleggia con le lenti, anche dei materiali meno resistenti vanno benissimo lo stesso.

In questi giorni Nikon Rumors ha pubblicato una news che riguarda una probabile D5, e guarda caso, un 24-70 f/2.8 VR. 

Mi sembra evidente che se il mercato non fosse stato esplorato da Tamron (e mi permetto di dire con ottimi risultati), probabilmente non avremmo mai visto questa lente da parte di Nikon. Anche se non sono informato sulla cosa, anche Canon si starà sicuramente muovendo per riempire quella fascia del mercato con un prodotto di sua ideazione.

Sono anni che non vediamo reali avanzamenti tecnologici da parte dei due leader del mercato, che sembrano impegnati in una rincorsa tecnologica facile ed immediata, indirizzata soprattutto sull’aumento dei megapixel e dei punti di messa a fuoco. Cosa ancora più criticabile, a mio vedere, è la schifata superficialità con cui guardano le nuove tecnologie, come se fossero loro a decidere cosa poi farà successo e cosa no. Mi riferisco, in particolare, al tremendo abbaglio che hanno preso con le mirrorless, giudicandole poco più che giocattoli. Invece sono ora un importante segmento di mercato, dove Canon e Nikon sono inseguitori di marche che hanno visto il loro nome divenire sempre più importante e conosciuto dopo un periodo di effettiva scarsa risonanza (Sony, Fujifilm, Olympus). 

Gli avanzamenti tecnologici più significativi vengono proprio da marche di “secondo piano” (anche se Sony ormai ha dimostrato di essere capace di produrre macchine di tutto rispetto), ricordiamo Fujifilm che ha rilanciato il gusto per i corpi tutte ghiere, Sony che sta per uscire con il sensore curvo, gli avanzamenti di entrambe le marche sui mirini elettronici, gli specchi traslucidi (sempre della Sony)…

Insomma, l’impressione che ne ricavo è che Nikon e Canon soffrano di una miopia grave che gli impedisce di vedere oltre il mercato che stanno comunque esaurendo, quello fatto di “ti aggiungo due sciocchezze al modello dell’anno prima e tu me lo compri lo stesso”. Probabilmente, facendo affidamento che chi ha anni di ottiche, accessori, e via dicendo per una marca, difficilmente fa un salto nel vuoto per cambiare tutto il corredo.

Voi che ne pensate? Sentite anche voi il bisogno di guardare oltre la vostra marca di fiducia (e, come me, avete un parco ottiche/accessori smisurato per il quale non vi sentite di farlo?).

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